Home » testi critici » Lanfranca Braganza

Lanfranca Braganza

.

Ritorno della Grande Madre
 
Paesaggi immortali, fatti di pietre immobili, di sabbia, di sassi e di luce. Testimoni oculari di un passato remoto, sepolto nel battito lento del Tempo, rivivono nell’Eterno Presente, grazie al lavoro paziente di Lughia. L’eco lontana di un’antica canzone risuona nella mente di chi osserva le sue composizioni. Lo sguardo scorre veloce sulle sue opere, ne accarezza le forme, ne scruta il linguaggio per capirne il loro enigmatico significato, ne riceve subito il messaggio: queste piccole strutture fissate sulla sabbia – un richiamo perfetto della loro identità – stimolano il risveglio energetico dal profondo sonno catartico in cui l’Uomo adamitico cadde un milione di eoni fa. Suoni, emozioni, sensazioni vibrano nel cuore di chi sa ascoltare. Una indefinibile nostalgia assedia l’anima in questo spazio sospeso nel Tempo! Difficile riannodare, nel labirinto cosmico della memoria, quel filo spezzato di Arianna, quando la stirpe dell’Uomo regnava felice nell’Universo, figlio regale della Terra e delle Stelle.
Una Terra madre, maestra, amica, amante ed unica. Avvolgente come una culla, libera come il vento! Una madre generosa e seducente in fremente attesa del suo sposo Urano, per concepire il risplendente Sole, dono per l’Umanità!
Per l’antico Egitto il suo nome è Iside e il suo sposo Osiride, Ra il loro radioso figlio! Grazie a Ra, la terra divenne il rifugio luminoso ed accogliente di tutte le specie viventi, compreso l’Uomo il cui unico compito era di congiungere, attraverso il suo respiro, il Cielo con la Terra!
Questa unione che Lughia, artista sensibile ed artefice capace, ne rappresenta bene l’atto attraverso l’uso simbolico della sabbia, delle pietre, e dei sassi.
Una terra fattasi sabbia morbida e palpabile pronta a ricevere il solco deciso del fallo di pietra del suo Sposo! La materia ancestrale, fecondata dal primo alito d’amore, genera felice l’Uovo Cosmico primordiale. Un sasso di pietra, simile ad un guscio solidificato, uscirà da questo incontro proficuo. La terra, nell’armonico connubio di questa penetrazione, diventa Gaia prima che Seth la separi dal suo Amante!
Questi miti ed altri ancora fa rivivere Lughia con le sue mani di esperto costruttore di templi antichi; di sapiente conoscenza di geometria sacra e di geomanzia; infaticabile demiurgo nell’infondere forza e vitalità al principio UNO che lega la Pietra Cubica all’origine del mondo! Grazie alle sue opere, Lughia riattiva quella memoria cellulare caduta nell’oblio; ci parla dell’infinita saggezza di quel rapporto privilegiato dell’Uomo con la Natura: Grande Madre e Grande generatrice di eventi incontrollabili.
Risveglia il nostro inconscio, ci circonda l’ineffabile bellezza del Silenzio, prima ancora di essere divorato dai dinosauri! Un silenzio dorato, assoluto, fatto di vibrante attesa di Gaia e di Urano!
Qui, nelle stanze di Lughia, emergono frammenti di ricordi per molto tempo celati. Rivelati in questo Tempo, narrano di antiche leggende che hanno scaldato il mondo. Le pietre, come obelischi eretti sulla sabbia, evocano occulti riti misterici dedicati al culto di Iside ed Osiride….
Il gentile mormorio di dijiridu ci porta al moderno presente, la voce primitiva dello strumento ci indica la strada da percorrere. Il suono armonioso dei campanellini ci sussurra di gioire con Gaia perché è vicino il momento vittorioso di riappropriarci della nostra sovranità.
L’Era del Viandante sta per terminare; ne seguirà un’altra dal più sorprendente incanto: quella del Bagatto!!!!
 
Grazie Lughia per averci consegnato questo inedito messaggio e ringrazio Gaia per averti inviata tra noi, quale messaggera di una ritrovata unione d’amore con la nostra Madre Terra!
Io so che da qualche altra parte del mondo noi ci rincontreremo ed allora sarà Festa!!!!
 
                                                                                                                          Lanfranca Braganza