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Claudio Strinati

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Memorie dell’Assoluto
 
Quando un autore non a tutti noto si mette in mostra con un numero contenuto di opere, è compito del curatore fornire quegli strumenti che, nell’introdurre l’artista ed il suo percorso, rendano più profittevole l’approccio con quanto esposto.
 
Non è questo il caso di Lughia, artista estremamente attiva, la quale con “Memorie dell’Assoluto” ci pone di fronte ad un incredibile numero di realizzazioni di grande formato che, riunite in cicli, rendono a tutti immediata, nella loro successione, l’evoluzione della sua produzione più recente.  
 
Lavori dunque sufficienti, di per sé, a delineare con chiarezza il percorso di un’artista che, nell’intera sua produzione, si presenta a noi con pacato distacco dalle contingenze del quotidiano.
 
Ricordiamo alle origini di Lughia quel metterci di fronte a composizioni effimere di sassi e sabbie che, nella loro essenzialità, dolcemente ci conducono alle dimensioni dell’assoluto: l’eterno e l’infinito.
 
Le Architetture di Sabbia, “scenari dell’anima” come lei stessa le definisce, sono i lavori più noti , custodi della sacralità e del mistero di un universo in movimento.
 
E’ un far arte quello di Lughia che, tanto per l’uso dei materiali che per il pensiero in ogni opera sotteso, la rende presenza significativa nel panorama artistico contemporaneo.
 
Da queste sue prime opere, delle quali fu il professor Paolo Portoghesi ad inaugurare una esposizione nel Borgo di Calcata e successivamente una mostra nella Chiesa di Santa Maria della Salute a Viterbo, prende avvio un percorso in continua evoluzione, ricco per tematiche, tecniche e modalità espressive.
 
Con le realizzazioni pittoriche e scultoree la presenza umana, assente dagli scenari delle sue prime rappresentazioni, diviene il principale oggetto d’attenzione.
 
La piccolezza dell’essere umano in rapporto al “tempo senza fine” la porta così a coniugare il tema del ciclico divenire con quello dei linguaggi, delle rappresentazioni simboliche, delle memorie.
 
Ombre nere, tracce inconsistenti della presenza umana, si alternano a sagome la cui epidermide, depositaria di memoria, appare ora immersa nel buio dell’eterno, ora calata in un universo di astrazioni simboliche che lanciano la propria sfida al tempo.
                         
Lungi così dagli accadimenti del quotidiano, l’arte di Lughia ha il pregio di condurci serenamente in quella dimensione alta del sentire che è una sorta di nettare di vita.
 
                                                                                                                         Claudio Strinati