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Andrea Alessi

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L’arte tra simboli mistici e superfici lunari
 
L’arte di Lughia è atemporale: L’ouroboros, o serpens qui caudam devorat, è insieme alla spirale e al tao, uno dei simboli magici attraverso il quale possiamo interpretare il concetto della sua arte. Ne è per definizione la chiave di volta. Simbolo assoluto nel tempo, nell’eterna perfezione dei suoi cicli, che nell’alchimia e nell’ermetismo circoscrive l’assioma greco: en to pan; proprio ad evidenziare il fatto che ogni cosa è soggetta a quel Dio che è essenza primordiale e univoca dell’infinito. Centro e circonferenza del disegno divino. Specchio e immagine del creato. Ogni cosa, sulla terra ed oltre, ha i suoi cicli ed i suoi tempi: le stagioni, la rivoluzione planetaria, gli aspetti psichici, quelli matematici ed i processi intellettuali, così come i fenomeni chimico-fisici, accompagnano la crescita e contribuiscono nello sviluppo dell’uomo e delle sue facoltà attitudinali. Così come tutto, nel creato, rispetta e segue determinate leggi, anche l’uomo, essendone parte, non esula da questo armonico movimento. Nella sua ciclicità, l’ouroboros ci ricorda di come la “legge causa-effetto” sia da sempre presente. Ogni azione ne ha per conseguenza un’altra. Ad azioni positive seguiranno reazioni ed effetti positivi e , viceversa, a cause negative si avranno conseguenze appartenenti ad un medesimo elemento segnico.
 
L’arte di Lughia è simbolo di essoterismo e misticismo. Nella simbologia alchemica, l’ouroboros è anche, e soprattutto, l’immagine di un processo necessario al raffinamento e facente parte di un ciclo periodicamente inarrestabile, il quale si attua in un numero seppur esiguo, ben definito, riconducibile attraverso le sue 4 fasi: evaporazione, raffreddamento e condensazione. Il simbolismo è spesso presente nei libri alchemici, che principalmente lo ricordano nei suoi due antitetici emblemi: uno superiore, il drago alato (segno della volatilità), ed uno inferiore (“exempla” del terrestre). Per gli adepti delle scienze occulte ed alchemiche, il serpente che si morde la coda diviene allegoria di una inaccessibile “conoscenza” ed allo stesso tempo “guardiano” dell’architettura celeste. Nel medioevo, inoltre, l’ouroboros era l’emblema degli iniziati, negli ordini monastici, massonici, cavallereschi o ermetici. A motivo del suo mordersi la coda, viene meno la facoltà della parola. L’indispensabile segreto va mantenuto per definizione di concetto.
 
L’arte di Lughia è il principio spaziale. Una volta che l’anima ha abbandonato la materia, ritornando al suo stato primario, elementare, si rigenera e prima di reimmettersi nel ciclo reincarnativo terrestre diventa nuovamente corpo. Le architetture di sabbia (materiale per definizione instabile e scabroso) si compongono di vari tipi di arenarie raccolte dall’artista nelle varie parti del globo, che la stessa assembla con i sassi. Il risultato è suggestivo. Unico. Ricorda visivamente spazi incontaminati, alieni. Superfici lunari. Architetture perfette, ben studiate nella messa in posa di ogni singolo elemento che rievocano, in modo perverso, esperienze vissute e poi dimenticate. Flash di pensiero. Percorsi suggestivi, immagini perse nei meandri della memoria. Il micro mondo di Lughia riflette un macro universo nel quale si rispecchia il nodo della creazione.
 
                                                                                                                                    Andrea Alessi